mercoledì 24 novembre 2010

Nobel for Peace/2 - Hiroshima, concluso il Summit dei Nobel per la Pace. Con qualche polemica...ma anche tanta soddisfazione





Con una bellissima, solenne e al tempo stesso sobria cerimonia al Parco della Memoria ( a pochi passi dal Museo della Bomba Atomica) si è concluso a Hiroshima, lo scorso 24 novembre, l'11 Summit dei Nobel per la Pace, dedicato al disarmo nucleare.
(http://www.nobelforpeace-summits.org)
Nonostante alcune importanti defezioni dell'ultima ora (Gorbaciov e Walesa hanno disdetto poche ore prima l'inizio dei lavori), al vertice hanno alla fine partecipato sei Nobel individuali (Dalai Lama, F.W. De Klerk, Mairead Corrigan Maguire, Shirin Ebadi, Mohamed El Baradei, Jody Williams) e 12 "istituzionali" (Amnesty Internazionali, Red Cross, etc etc). Sul palco anche un sopravvissuto della bomba, Tsuneo Tsuboi (86 anni), due rappresentanti dei Nobel "imprigionati" Aung San Suu Kyi (la cui liberazione è giunta mentre eravamo tutti a cena, su una nave messa disposizione dal governatore di Hiroshima, Yuzaki) e Liu Xiaobo.




Inutile dire che in quest'ultimo caso le autorità giapponesi hanno fatto di tutto - senza peraltro riuscirci - per mettere la sordina a Wuer Kaixi, uno dei leader della rivolta di Tien Anmen chiamato a rappresentarlo. La Cina conta un po' più della Birmania, e la prefettura di Hiroshima, come il resto del Giappone, ha bisogno dell'interscambio commerciale e degli investimenti cinesi per mantenere l'attuale, debole ripresa dell'economia. E ai cinesi non deve aver fatto piacere che mentre il loro presidente. Hu Jintao, era a Yokohama, per partecipare assieme ad Obama al vertice dell'APEC, a Hiroshima, difronte alla stampa di tutto il mondo si incontravano due "diavoli": il Dalai Lama e Wuer Kaixi





Walter Veltroni, l'ex sindaco di Roma (città che ha tenuto a battesimo il primo Summit ospitandone poi otto edizioni di seguito) ha aperto e chiuso i lavori, che hanno visto sei sessioni moderate da famosi ed esperti giornalisti (tra i quali, lo dico con grande orgoglio, il direttore di Sky Tg24 Emilio Carelli). Ad allietare tuttim con la sua simpatia e gentilezza d'animo, c'era pure Roberto Baggio, al quale i Nobel hanno offerto il premio "uomo di pace 2010" per il suo impegno costante a favore della pace nel mondo, compreso l'aiuto concreto alla battaglia per la democrazia in Birmania.



Aldilà dei risultati concreti, il disarmo nucleare è un sogno ahimè lontano, e delle polemiche sollevate dalla "pesante" assenza di Barack Obama (presente in Giappone, ma che ha preferito una giornata di relax a Kamakura piuttosto che venire a Hiroshima e sollevare un altro vespaio di polemiche in patria) e dalla mancanza, nel documento finale, di un riferimento diretto alla liberazione del Nobel cinese incarcerato Liu Xiaobo (peraltro approvato dai Nobel, con documento separato), per me è stata un bellissima esperienza sia dal punto di vista professionale (come responsabile dell'Ufficio Stampa), sia, e soprattutto, dal punto dio vista umano. Non capita tutti i giorni di stare a contatto, con tanti uomini e donne, riuniti insieme, che hanno cambiato il mondo. Presiedere la conferenza stampa finale, con sei Nobel e Baggio è stato una delle esperienze professionali più belle.




Sono dunque grato a tutti gli amici del segretariato, Ekaterina, Silvia, Enzo e Matteo. A cooptarmi in questa vicenda è stato Enzo, deus ex machina del Summit (e di chissà quanti altri più o meno noti consessi) che per caso, un giorno, ho incontrato nella "povera", ma bellissima e sempre ricca di sorprese, Calabria. Il mio coinvolgimento in questa stupenda avventura è nato lì, sgranocchiando pistacchi e tartine di 'nduja e guardando lo splendido mare (Tropea, se non mi sbaglio). Eccolo, Enzino, ritratto mentre parla al telefono, il giorno della partenza da Hiroshima. In tedesco. Che stia già "sistemando" le cose per il prossimo Conclave?


Ecco alcuni link per vedere i servizi realizzati per Sky. Ma in rete c'è molto di più.

http://www.youtube.com/watch?v=CHL2haO9o2E
http://www.youtube.com/watch?v=cKnpU1tLBe0
http://www.youtube.com/watch?v=cJ6yBVmgKEY
http://www.youtube.com/watch?v=27jp2tieK3g

Nobel for Peace/1 - Dal successo di Hiroshima alla delusione di Rangoon



Eccomi qui di nuovo. Chiedo scusa per la lunga assenza e mi accingo ad aggiornare quei pochi (ma buoni, spero) che ancora mi seguono sugli ultimi avvenimenti. Innanzitutto, scrivo da Bangkok, dove mi sono dovuto fermare e arrendere di fronte al rifiuto del governo birmano di concedermi il visto. Domani avevo un appuntamento con "la signora", per intervistarla e consegnarle due lettere, una di Walter Veltroni, copresidente del Summit dei Nobel per la Pace appena conclusosi, con grande successo, a Hiroshima (vedi post successivo e http://www.nobelforpeace-summits.org) e l'altra del grande Roberto Baggio, che proprio a Hiroshima ha ricevuto un premio dai Nobel ("uomo di pace 2010") anche per la sua lunga e generosa attività a favore di Aung San Suu Kyi ed il ritorno della democrazia in Birmania. Niente da fare. Con le pive nel sacco, mi tocca tornare a Tokyo senza avere l'onore e la gioia di rivedere Aung San Suu Kyi, finalmente libera (ieri ha potuto riabbracciare, dopo 11 anni, uno dei suoi figli), che a suo tempo ho conosciuto e intervistato un paio di volte. Sono davvero triste e deluso. Anche perchè altri colleghi, in questi giorni, sono riusciti ad entrare, come "turisti". Io avevo tentato la stessa strada. Forse sono più "famoso" di altri. Forse, più probabile, solo più sfigato. Fatto sta che non mi fanno entrare. Vade retro. Pussa via.

Peccato, pensavo che dopo la liberazione di Aung San Suu Kyi - e le voci di un neanche troppo inaspettato, probabile "inciucio" che consenta un minimo di "movimento" all'opposizione e alla giunta di restare al potere traghettando, senza ulteriori spargimenti di sangue, la Birmania fuori dall'isolamento internazionale in cui si è cacciata - la morsa del regime contro i "giornalisti" si fosse allentata. E invece no. Ieri mi hanno prima concesso, eppoi immediatamente revocato, il visto. Un bel timbro rosso, sul passaporto nuovo di zecca, mi bolla come "journalist". Categoria evidentemente più pericolosa di pedofili, contrabbandieri, trafficanti e lestofanti di vario tipo e genere, che continuano liberamente ad entrare e uscire, senza problemi.





Pazienza. Mi consola il fatto che tutte, ma proprio tutte, le dittature, PRIMA O POI vengono spazzate via. E che anche i generali sono esseri umani. Prima o poi, schiattano. Spero solo che quando ci lascerà l'attuale tiranno Than Shwe (cfr. ottimo link dell'Economist, molti ignorano le gesta di questo signore, file:///Users/user/Desktop/Myanmar's%20Than%20Shwe:%20A%20tyrant%20nobody%20knows%20%7C%20The%20Economist.webarchive) il mondo non si inchini di nuovo al capezzale del regime, con la scusa del protocollo diplomatico.
Sono ancora vive le polemiche di quando, nel 2007, i pochi ambasciatori occidentali, compreso quello italiano, Giuseppe Cinti, parteciparono ai funerali di stato di Soe Win, l'ex capo della giunta noto come "il macellaio di Rangoon" per il ruolo svolto nella sanguinosa repressione contro monaci e studenti.
Ora, dopo un lungo periodo di assenza di un capo missione, a Rangoon è arrivato come "Incaricato d'affari" un giovane e preparato diplomatico, Polo Bartorelli, che negli ultimi anni aveva seguito come consigliere diplomatico Piero Fassino, inviato speciale per la Birmania dell'Unione Europea. Speriamo che abbia più fortuna, e soprattutto più coraggio, di (alcuni) suoi recenti predecessori.

giovedì 8 luglio 2010

"Resistenza istituzionale": quando un sindaco cita il governo, per danni



L’accordo con gli Stati Uniti, che pare eterno e blindato, ha già prodotto effetti funesti per il partito democratico, costretto ad abbandonare le vecchie posizioni anti-basi e rischire di pagare un alto prezzo in termini elettorali. In occasione delle imminenti elezioni per il rinnovo parziale della Camera Alta, il prtito democratico, non riesce nemmeno a piazzare un candidato nei quattro collegi uninominali, e al proporzionale è costretto ad appoggiare – senza grande entusiasmo – il senatore uscente Shoukichi Kina, popolarissimo cantautore, coordinatore del partito locale, che ha “rotto” con il partito e sta percorrendo in questi giorni l’isola a bordo di un pullmino con la scritta: “Checchè si decida a Tokyo, qui la nuova base non si farà”. Quando il premier Kan, suo amico personale da anni, è andato a Okinawa, lo scorso 23 giugno, ha preferito non incontrarlo. E pensare che, quindici anni fa, era Kan a pregare Kina di seguirlo durante la campagna elettorale in tutto il Giappone, vista la sua popolarità e l’impatto delle sue canzoni di protesta.



Nel frattempo, la vicenda di Okinawa e della nuova, "costruenda" base di Henoko, si complica ulteriormente. Nonostante l'accordo tra i due governi, resta il fatto che l'ultima parola resta al governatore dell'isola (che gode di uno statuto autonomo) e, in fine dei conti, della popolazione, visto che anche Kan ha ribadito, nei giorni scorsi, che non intende ricorrere alla forza per smantellare i piccoli,, ma capillari e strategici, "presidi permanenti" che da anni hanno di fatto bloccato l'inizio dei lavori.


Anche sul piano istituzionale ci sono novità. Il popolare e l combattivo Yoichi Ina, sindaco di Ginowan, la città il cui centro è occupato (letteralmente) dalla gigantesca base militare di Futenma (caso unico al mondo: la pista di atterraggio sorge in pieno centro, e ha provocato il più alto tasso di sordità nel paese, nella popolazione), ha deciso di far causa al governo centrale. In attesa di annunciare la sua probabile candidatura a governatore, il sindaco ha confermato di voler citare il governo per i danni causati, nel corso degli anni, alla popolazione. “La base si è rivelata pericolosa e dannosa per la cittadinanza, e ciò, oltre a rilevanza politica, comporta una responsabilità civile e penale”.
Per una volta, ci sarebbe da copiare dai giapponesi.

lunedì 5 luglio 2010

THE COVE: per chi suona la campana?







In questo caso, per nessuno. E invece dovrebbe suonare un po' per tutti.

Ma voi, uomini d'oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue, voi che disponete del necessario con tale sovrabbondanza? (Plutarco)

Il casino scoppiato sabato 3 luglio a Tokyo (e un po' anche a Yokohama) dove due piccoli cinema d'essai sono finalmente riusciti a proiettare, nonostante gli schiamazzi della "destra a ore" precettata via web, THE COVE, il docufilm USA che ha vinto l'oscar e che racconta la mattanza dei delfini che ogni anno una piccola corporazione di pescatori arroganti e paraculi compie - in gran segreto (se ne sa oramai più all'estero che in Giappone!) e ottimi guadagni - in quel di Taiji (prefettura di Wakayama) offre numerosi spunti di riflessione. Tutti, ahimè, abbastanza tristi.

THE COVE
(potete vedere qui il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=OYKNCN1ESZM
questo è invece quello giapponese, molto "edulcorato"
http://www.youtube.com/watch?v=zwjq_vvTk1w&feature=related
fino al 18 luglio, a Tokyo, potete vedere il film presso il cinema IMAGE FORUM, a Shibuya, tel.03-5766-0114
tre spettacoli: ore 13, 15 e 17






IL FILM
Andiamo con ordine. Primo, il docufilm, costato 5 milioni di dollari sborsati dal "grande fratello", il boss di You Tube, non è un capolavoro cinematografico e non meritava certo l'Oscar. Altri giornalisti e cineoperatori (compreso il sottoscritto...) hanno documentato in passato, e forse con maggiore obiettività, la strage dei delfini (che per i giapponesi, detto per inciso, non sono amorevoli creature giocose e intelligenti quanto fastidiosi e voraci "maiali di mare", come indicano chiaramente i due caratteri 海豚 di IKURA, termine locale per "delfino") perpretrata a Taiji. Nulla di tanto più osceno dei riti tribali compiuti alle isole Faroe della democraticissima e ambientalista Danimarca (http://www.thepetitionsite.com/1/end-whale-dolphin-slaughter-in-the-faroe-islands) o nelle gettonatissime (un tempo) "mattanze" nostrane. Guardate questo video, e ditemi in cosa differisce con la strage di Taiji!. HA proprio ragione Masayuki Komatsu, ex capo negoziatore de governo giapponese per la caccia alle balene:
"sostenere che ammazzare i tonni è giusto perche sono stupidi, e i delfini no perchè sono intelligenti è inaccettabile: siamo al nazismo ittico"
http://laverabestia.org/play.php?vid=2175







Il successo del film THE COVE nasce da una colossale operazione di marketing (questo sì, un capolavoro), che ha visto opporsi, nel corso di vari anni, da un lato i professionisti di Hollywood, Sea Shepard e l'allenatore "pentito" di Flipper, Rick O'Barry, divenuto una sorta di "ecoterrorista", dall'altro un gruppo di "buzzurri" locali (ci si passi il termine) che invece di spiegare, trattare (come altre comunità hanno fatto, e con successo, per esempio nella vicina penisola di Izu) la riconversione della mattanza in "dolphin watching" e magari assumere un addetto stampa hanno fatto testardamente quadrato per difendere il loro lucroso business (perchè SOLO di questo si tratta, un delfino vivo vale 300 mila euro, mentre la carne finisce in cibo per gatti, altro che "tradizioni gastroulturali"!) e alla fine, vista la mala parata internazionale e locale hanno finito per diventare ostaggio della destra a gettone.




Ovvio che la battaglia fosse impari. Gli americani hanno giocato un po', poi si sono stufati e hanno usato la "bomba", per fortuna solo virtuale. Guardate il film, gli "ordigni" utilizzati per le riprese e le sofisticate tecniche di montaggio e capirete perchè, alla fine, i "poveri" pescatori di Taiji, più ignoranti e testardi che farabutti, alla fine fanno la fine dei massacratori del secolo. L'imbecillità della destra "a gettone", e di chi la gestisce, sta proprio qui: se il film venisse proiettato in tutte le sale del Giappone, probabilmente si avrebbero reazioni diverse, e positive. Da un lato, i giapponesi verrebbero a conoscenza di una "tradizione" (si fa per dire) che ignorano e contro la quale probabilmente si ribellerebbero (e con maggiori chances di sopprimerla, a nessuno piace ricevere "ordini" da qualsivoglia "gendarme" del mondo), dall'altro il film verrebbe (giustamente) criticato per la sua faziosità e per il commento (che i sottotitoli giapponesi in qualche modo attenua) decisamente ostile e, diciamolo pure, un po' razzista. Ma provate a vederlo, e giudicate voi stessi.


"PATRIOTI", A ORE: la destra in affitto




I protagonisti degli schiamazzi, difficile trovare un altro termine, meritano un discorso a parte. Si chiamano "uyoku", termine traducibile con "destrorsi". A Tokyo sono migliaia, sotto centinaia di sigle, e sono in vendita. Anzi, in affitto. Una sorta di destra interinale (e non escludo che ci potrebbe essere una versione di sinistra, se solo ci fosse un "mercato").
Gli "uyoku" prestano servizio a ore, e un tempo erano molto ricercati. Un famoso politico, li usava per "sfiancare" la concorrenza. Ne mandava un centinaio a far casino sotto casa del "nemico" e, questione di giorni o spesso ore, il poveraccio si dimetteva o dava di matto ed era costretto comunque a dimettersi. Ora che la politica è in crisi, e d il business pure (altro servizio "storico" prestato era quello di presentarsi alle assemblee dei soci e intimorire chiumque alzasse la mano per chiedere chiarimenti o verifiche) gli "uyoku" si sono messi sul mercato. Una conoscenza del mondo politico o della yakuza può essere utile per uno sconto o per evitare grane successive (ricatti etc) ma in linea di massima sigle, specializzazioni, nomi dei leader, indirizzi e perfino tariffe sono pubblici. Un mio amico canadese li ha usati, una volta, per far desistere il padre di una sua ex, che voleva perforza diventare suo suocero. E' bastato un camion di "patrioti" e un paio d'ore di inni e marcette a massimo volume (incredibile come la polizia permetta questo scempio ambientale) per far desistere il potenziale suocero. Le tariffe sono negoziabili, e a volte pare ci sia anche un "bonus", nel caso che lo schiamazzo (ma attenzione, a volte l'intimidazione assume carattere più serio) porti al risultato voluto.


oltre al servizio realizzato per SKY TG24, che potete vedere su questo link
http://www.frontierproductions.jp/sky/web_thecove_jpnpremiere.mov
fatevi un giro su you tube indigeno, partendo da qui:
http://www.youtube.com/watch?v=VHMdSt5HGJI&feature=related
e non perdendovi
http://www.youtube.com/watch?v=g608gxOf764&feature=related
dove un "patriota" si autoriprende mentre, previo inchino alla telecamera, effettua una serie di telefonate minatorie ai gestori dei cinema di Osaka, per "coinvincerli", tra sberleffi, insulti e minacce, a non proiettare il film "che offende i nostri pescatori"



SCHIAMAZZI A COMANDO






Chissà se ieri i patrioti a ore hanno ricevuto il bonus. Dubito. Darsi da fare si sono dati da fare, ma erano quattro gatti e scarsi mezzi, solo un toyotone con megafono e qualche vuvuzela artigianale. Insulti a gogo contro i gornalisti stranieri ("fascisti", "imperialisti" ci urlavano, in evidente confusione mentale) e un unico cazzotto ben mirato al povero Kunio Suzuki, un deputato che a furia di piroette non ci capisce più nulla e si ritrova sempre dalla parte sbagliata. Ex patriota noto per urlare nudo, in oieno d'inverno, ai russi il suo odio per il mancato rirtorno delle Curili Meridionali, è passato al movimento no global e ieri era davanti al cinema per difendere il diritto d'espressione. "Dobbiamo crescere, e giudicare". Uno scalmanato sdentato gli ha mollato un pugno, per la gioia delle telecamere che cominciavano a dileguarsi.


Il tutto è durato, come da contratto e da evidente accordo con la polizia, appena un’oretta. Una signora in guanti bianchi ha raccolto cartelli, striscioni e megafoni, distribuendo in cambio il “bento”, il pranzetto al sacco. In genere questi patrioti interinali ricevono in loco anche il cosiddetto “kotsudai” (rimborso spese di trasporto, eufemismo per “paghetta”), ma con tutta quella stampa straniera in giro evidentemente hanno preferito evitare.... Riceveranno un bonifico, magari sul cellulare. Saranno anche un po' beceri, ma pur sempre "on line", i patrioti in affitto.


BRUTTO GIORNO PER IL GIAPPONE (e i giapponesi)

Alla fine, a rimetterci sono i giapponesi. Che all’estero continuano ad essere (ingiustamente) accusati di essere dei barbari massacratori (e divoratori) di delfini, mentre in patria continuano ad essere trattati come adolescenti,e tenuti all'oscuro non solo della "mattanza" di Taiji, ma di tante altre questioni "sociali" (fuori casta, discriminazioni contro coreani e cittadini stranieri in generale, condizione di detenzione nei carceri, manicomi e orfanotrofi, etc etc). E dispiace che, in piena campagna elettorale, nè il governo nè il premier Naoto Kan abbiano ritenuto di dover intervenire sulla faccenda. Ne hanno parlato tutti i giornali, ma nessuna reazione da parte del governo. Forse Kan avrebbe dovuto intervenire e dire chiaramente che il Giappone è un paese democratico, che la libertà di espressione ed informazione è garantita dalla Costituzione e che i giapponesi sono abbastanza maturi per "sopportare" qualsiasi "provocazione". Anche quella di sentirsi accusati di barbarie. Del resto uccidere i delfini non è un "reato", non sono specie particolarmente protette e non si tratta di una tradizione gastroculturale (visto che oltre il 90% dei giapponesi l'ignora e non ha mai mangiato carne di delfino), ma puro business. Di cui, diciamocelo, siamo un po’ tutti responsabili, visto che quando portiamo i nostri figli nei delfinari, ad ammirarne le evoluzioni, alimentiamo, direttamente, il commercio di questi poveri mammiferi e, alla fine dei conti, il conto in banca dei pescatori di Taiji.

lunedì 28 giugno 2010

Il baciamano



Non capita tutti i giorni e non capita a tutti. Farsi baciare la mano dal Dalai Lama!!!!

A me è capitato e voglio condividere questa bellissima, curiosa e inaspettata esperienza con tutti voi.
Giorni fa ho presieduto una conferenza stampa del Dalai Lama, di nuovo da queste parti. Oltre 200 persone hanno ascoltato la sua breve introduzione e poi si sono lanciati in una lunga sessione di Q&A (domande e risposte).
Una riguardava la mancanza di "guida" da parte dei genitori e degli insegnanti. "una volta i ragazzi erano più seguiti, sia dai genitori che dagli insegnanti - ha detto il Dalai Lama - e ogni tanto ci scappava un affettuoso scappellotto..." Dopodichè solleva la mia mano (che tiene sempre stretta, quando sono seduto vicino a lui) e la percuote. Affettuosamente, ma decisamente. Io faccio un po' di manfrina e gli dico (sottovoce, ma il microfono qualcosa capta) "ma allora hanno ragione i cinesi, sei un violento....". E lui che fa? SI gira verso di me, contrito, mi riprende la mano, l'accarezza e comincia a baciarla! E conclude, con il suo solito, geniale sarcasmo: "Dove sono i giornalisti cinesi? Mi raccomando, non perdetevi questa scena....il diavolo che chiede scusa, ha ha ha"

E giù con la sua tipica risata, spiazzante quanto sincera.



Non è finita qui. Dopo il programma ufficiale, l'ho seguito in una visita al tempio di Zenkoji, uno dei più antichi e importanti del Giappone. Uno dei più "aperti", dove il settarismo è bandito e dove i monaci sono noti (e spesso criticati) per il loro stile di vita. Alquanto "liberale". Possono infatti mangiare di tutto, bere, avere relazioni sessuali. Durante il pranzo, in occasione del quale il Dalai Lama mi ha voluto ancora accanto a sè, i monaci locali gli hanno chiesto di tutto (spesso attraverso me, scambiandomi per un interprete....) da "le piace il pesce crudo?", a "ma lei fuma"? Tutte domande alle quali il Dalai Lama, per evitare rispostacce, ha ragito con risatine (e talvolta veri e propri ghigni). Ad un certo punto, da bravi giapponesi (è nel DNA nazionale, monaci compresi), i bonzi hanno chiesto se potevano fare delle foto. Tenete presente che in Giappone fotografare persone - ed in particolare i VIP - mentre mangiano è estremanente maleducato ed in genere nessuno lo fa. E infatti i bonzi aspettavano educatamente che il Dalai Lama posasse le bacchette.
Macchè. "Volete fotografare? Ma certo. Però aspettate, con il boccone in bocca è meglio, no? Così poi fate circolare queste foto e vi fate tante risate...". Poi si gira verso di me e mi coinvolge. "Ecco, fatecela assieme. Un tibetano e un italiano che usano le vostre bacchette per mangiare la pasta.....Ma quella italiana è più buona"




Alla fine, la mazzata. "Ma è vero - chiede retoricamente, e apparentemente preoccupato - che da voi si può fare rumore con la bocca, mangiando la pasta?". Gli indigeni colgono il messaggio e, uno dopo l'altro, fanno sparire le macchinette fotografiche sotto le tuniche. E, uno alla volta, cominciano a salutare. Guardandomi un po' di traverso, come sospettassero fossi stato io a suggerire la domanda.





Anche Sua Santità si ritira. Non senza lasciare il segno...."Beh, io sono stanco. Vi lascio in ostaggio mio fratello...lui è...dei vostri...ma mi raccomando...non fate le ore piccole".






Suo fratello? Già, Tentsin Choegyal, alias Ngari Rinpoche (nelle foto, oggi e all'età di 2 anni). Dieci anni meno del Dalai Lama, "pecora nera" della famiglia. Scappato dal tempio dove avrebbe dovuto risiedere dopo essere stato riconosciuto come reincarnazione di un importante lama, poi da ben due collegi (uno dei quali cattolico) in India, arruolatosi nell'esercito indiano (per pochi mesi) e poi ritiratosi a vita privata non senza creare qualche imbarazzo visto che beve, fuma e non disdegna il linguaggio colorito. Abbiamo fatto le 4 di notte. L'intervista, che ha toccato ogni possibile argomento, è iniziata alle 4 di pomeriggio, nel suo albergo, ed è finita alle 4 di mattina, in una bettola vicino alla stazione di Yokohama, dove eravamo finiti seguendo un gruppo di tifosi giapponesi, felici per la vittoria della loro squadra. Inutile dire che dell'intervista non ricordo, ahimè, granchè.
Se in qualche modo riesco a ricostruirla, ci scappa un bel servizio.

domenica 13 giugno 2010

Sconto cadavere



I giapponesi sono estremamente superstiziosi e temono, tra tutti, i fantasmi. Soprattutto quello delle persone uccise o dei morti suicidi. Al punto che per legge, nei contratti d’acquisto o di affitto di immobili, il proprietario deve indicare, pena nullità dell’atto e diritto al risarcimento, se nell’appartamento si è verificato, a rigor di memoria, un delitto di sangue o un suicidio. Ma la crisi aguzza l’ingegno e passa sopra a tutto, anche alla jattura. Tant’è che da un po’ di tempo non è difficile imbattersi, nelle bacheche delle agenzie immobiliari in scritte come quella nella foto: tokubetsu boshu, “offerte speciali”. I giapponesi amano girare intorno alle cose e ai concetti, e non sarebbe possibile immaginare un annuncio tipo “offerta speciale, monolocale con fantasma”. Ma di questo si tratta. Prezzi dimezzati, a patto di non andare troppo per il sottile.

Perfino la UR, l’agenzia governatiova per le case popolari, si è lanciata in questo nuovo business, dopo l’impressionante aumento delle morti solitarie, o kodokushi. Quello delle morti solitarie sta diventando, dopo i suicidi, una sorta di emergenza nazionale. Al punto da essere citato dal nuovo premier Naoto Kan, tra i problemi sociali più seri e preoccupanti della società giapponesi. Secondo le statistiche ufficiali a Tokyo l’anno scorso sono morti, in totale solitudine, 2200 persone. Ci vogliono, giorni, mesi, a volte anni per scoprirne i cadaveri. A volte, spiegano all’ufficio per gli affari sociali, si trovano solo le ossa. “Ci sono problemi perfino per ripulire l’appartamento – mi ha spiegato un funzionario – il pavimento, che è fatto di stuoie, resta impregnato e danneggiato dagli umori del cadavere. Ma nessuno vuole accollarsi le spese per la rimozione dei tatami e degli effetti personali. Del resto, chi vive solo, spesso muore solo”.

domenica 21 marzo 2010

ll "nostro" hanami è a rischio


Il tradizionale Hanami "di base" della comunità italiana al cimitero "gaijin" di Aoyama (presso la tomba del mitico Edoardo Chiossone, uno degli "esperti" invitati in Giappone durante l'epoca Meiji) è a rischio. Ma non disperiamo, forse è solo una "minaccia" che il popolo dell'hanami riuscirà in qualche modo ad aggirare...


Ieri sera sono passato in bicicletta per vedere la situazione dei ciliegi (ancora nulla, ma lo sappiamo, quando decidono di fiorire bisogna cogliere l'attimo) e ho visto appesi molti cartelli come questi.....




In pratica dice che da quest'anno sarà vietato occupare porzioni del cimitero, stendere coperte e teloni di plastica, e organizzare party: il cimitero è un luogo pubblico e le tombe debbono essere accessibili a coloro che vogliono visitare i loro cari estinti.


Mah! Certo che le autorità giapponesi (in questo caso l'amministrazione del cimitero, la polizia ed il comune) sono insuperabili nel bloccare la crescita di ogni manifestazione "spontanea" ed eventi non rigorosamente "regolati", che, poitenzialmente, potrebbero essere incontrollabili (basta vedere quello che è successo al party per l'inaugurazione della pizzeria AL TAGLIO, venerdì scorso.... con il solito poliziotto rompicoglioni, che DA SOLO, è riuscito a rovinare la serata a tutti: a proposito, AUGURI Antonio e mi raccomando andiamo tutti spesso a sbranarci, PER STRADA, un bel trancio di pizza).





E' la soliita compressione, divieto dopo divieto, del diritto di assembramento...e alla felicità (sia pur effimera...) Notato l'assenza di piazze? Notato le panchine "antisociali", con bracciolo divisorio anti-barbone, per impedire che un individuo ci possa stendere? E le obbrobriose - ma funzionali - "barriere architettoniche" imposte su parchi e giardini. Fatevi un giro al parco Miyanoshita, a Shibuya: negli anni '70 ci si radunava la sinistra "antagonista", ora, grazie a panchine di cemento e aiuole varie, è uno dei pochi rifugi metropolitani dei barboni. Tra i due, le autorità hanno scelto questi ultimi. Indovinate perchè.

Ma torniamo all'Hanami...
Hanno cominciato qualche anno fa, al cimitero, con il divieto di cucinare (regolarmente violato) e quest'anno provano a rimuovere l'intera tradizione. Speriamo non ci riescano e che il cimitero, come al solito, venga invaso dal festante popolo dell'hanami.





Penso che chi abbia partecipato in passato a questa festa ne condivida il grande valore: passato il primo momento di stupore e perplessità (ma come? mangiare e bere sulle tombe? ma è una profanazione!) dovuta ad una cultura profondamente diversa nella "gestione" dei morti (che si devono sempre piangere, chissà perchè, anzichè ricordarli con affetto e allegria, "coinvolgendoli" nei momenti felici) è un evento davvero bello e culturalmente avvincente.






Comunque sia, ho fatto una breve inchiesta e mi sembra di aver capito:

- che il divieto è frutto dell'inziativa dell'amministrazione del cimitero, stufa di dover ripulire le immondizie lasciate sul posto (e questo è vero: prima eravamo solo noi "gaijin" a comportarci male, ma ora anche gli indigeni non scherzano!)
- che la cosa ha provocato indignazione nel "popolo" hanami (in "rete" c'è un dibattito in corso, mi sembra che la tendenza sia quella di fregarsene e andarci lo stesso)
- che probabilmente le autorità, nel caso il cimitero sia comunque invaso, si limiteranno a controllare che vengano rispettate alcune regole basilari, e che non si accendano fornelli. Ma ci sono sempre i fuochi fatui....

Aggiornerò tutti con una mail: per ora stiamo pensando a sabato 27 o domenica 28...maa chissà, forse ancora non saranno sbocciati.

E se il cimitero si rivelasse davvero OFF LIMITS, abbiamo già adocchiato un bello spicchio di Yoyogi park, dietro il Tempio Meiji.
Dove l'anno scorso, dai ciliegi in fiore, pendevano "frutti" succulenti, quanto inquetanti