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lunedì 31 marzo 2008

Il fantasma di Toni Negri risveglia l'Impero



E' bastato il fantasma di Toni Negri, materializzatosi con un paio di efficaci telefonate, per dare la sveglia all'Impero e alle sue avanpostguardie. La prima telefonata è arrivata alla Todai, sabato 30 marzo, alle 13:30. L'unico momento interessante, per forma e contenuti (un particolare "omedetoo" va al fantastico traduttore, professor Miura) di un pesantissimo, autoreferenziale convegno dell'Impero (Todai) che celebrava il 130 anniversario della sua fondazione ma anche (e qualcuno ha fatto in modo che la cosa venisse ricordata) il 40mo anniversario della lunga occupazione del '68, una delle più violente e mediaticamente efficaci della storia della contestazione giovanile.


Alla fine, la messa funebre in chiave Todai è stata giustamente e rumorosamente contestata da un gruppo di "autoconvocati" indigeni (nella foto), ai quali i baroni rossi avevano vietato non solo di esporre alcuni cartelli, ma anche di intervenire in quello che doveva essere, e come tale era stato annunciato, un dibattito. Per il resto, aria fritta. Ma proprio fritta e rifritta, da restarci secchi, oltre che furiosi. Un gruppo di sopravvissuti "ordinari" (nel senso "accademico" del termine: professori di ruolo che incassano un lauto stipendio per continuare a masturbarsi il cervello in pubblico) che si ciarlavano addosso, costringendo i loro ignari e precettati (e inesorabilmente ignoranti) studenti a seguire quella che a molti è apparsa una funzione religiosa, quella che i giapponesi chiamano "gishiki" 儀式、pura e innocua liturgia della parola, più che momento di crescita ed aggregazione di un movimento in fieri, come era ed è nei sogni di qualcuno (e nell'incubo di altri, che infatti hanno impedito la presenza fisica di Negri, che è un'arma come il suo pensiero). Il quale, ma non lo sapremo mai, secondo me avrebbe abbandinato il palco e si sarebbe andato a sedere tra i contestatori, "pochi ma buoni", come si usa(va) dire. Ma magari mi sbaglio.

Tutt'altra aria il giorno dopo alla Geidai, altro simbolo (più "laico") del 68' giapponese (che come molti ricorderanno, è iniziato almeno un paio di anni prima). La sala "gessi" (imperiali), molto suggestiva, era gremita sì di vecchi irriducibili (emblematica la presenza del mitico danzatore butoh Min Tanaka e del regista "brigatista" Adachi Masao, reduce dal Libano, dalla prigione e dal suo ultimo, controverso, film "The prisoner", presentato a Rotterdam), ma anche e soprattutto di nuove, spesso ignote, ma potenzialmente conflittuali, soggettività.



Tutta gente viva, attiva, felice e disperata, spicchio in movimento di quella "moltitudine" che Toni Negri ha brillantemente individuato (e il suo traduttore altrettanto brillantemente reso ricorrendo al composto poco usato in Giappone di "tashu" 多衆, in opposizione a "taishu" 大衆, dando un ceffone semantico ai pigri pasdaran del katakana) e suo malgrado codificato, e al quale milioni di persone fanno, di fatto, oramai riferimento, magari inconsapevolmente.

C'erano, alla Geidai (e alla fine, dopo la pessima idea di far ascoltare a Negri "Che sarà" si sono tutti messi a cantare "Bella Ciao", trascinati da un'esilarante e bravissima banda di "chindoya") tutti gli sfigati e gli incazzati dell'Impero - l'unico nel quale la forma sociale coincide con la forma stato - che approfittando della (non) "presenza" di Toni Negri (se fosse stato fisicamente presente forse avrebbero avuto più soggezione e certamente meno spazio) si sono presentati, annusati, forse piaciuti e (chissà) persino organizzati. L'appuntamento, si sa ma non si dice, è il G8, le sue vigilie, le sue periferie. Il suo essere provocazione che chiama provocazione. Una occasione troppo ghiotta per non battere un colpo, per non allargare le fessure. Che poi a pensarci bene l'Impero non ha cancelli inchiavardati, nè muri da scalare. Solo "tori", porte aperte, per forma e definizione, ma attraverso le quali è sempre stato difficile passare inosservati. Per il sottoscritto, una grande occasione, speriamo non l'ultima, di verificare che sotto il vestito (l'Impero) non c'è il niente, come a volte ho temuto. Una buona notizia, chissà che non sbocci davvero, la "primavera" dell'Impero....

domenica 6 maggio 2007

Linea Più si aggiudica esclusiva per vestire la Famiglia Imperiale

Qualcuno si era chiesto dove fosse sparito lo Scardigli, instancabile perlustratore di mercati gialli per conto della premiata ditta Linea Più. Da alcuni giorni non rispondeva al telefono. Depressione? Fuitina primaverile? Macchè. Lavorava ai fianchi dell'Impero. E l'ha spuntata, sbaragliando oltre un centinaio di concorrenti locali, riunite nel solito "dango" (appalto aum aum, o "a la japonaise"), come quelli offerti dal governo italiano alla solita Kajima, la società cui la nostra Ambasciata è solita affidare ogni necessità immobiliare, dal rifacimento della cancelleria al nuovo Istituto di Cultura, dai dormitori del personale all'allestimento delle scaffalature per mostre ed esposizioni varie.
La notizia non è ancora ufficiale e probabilmente l'interessato la smentirà - senza passare alla querela, ci auguriamo - ma secondo radio Kokyo-Nai, l'emittente pirata scoperta dall'Ansa (sennò il prode Zanatta da chi le apprende certe notizie?) che trasmette su frequenze e locali variabili dall'interno del Palazzo Imperiale e che si dice sia diretta da Sua Maestà in persona (notoriamente l'unica persona di sinistra antagonista del paese, spero tutti ricordino il suo coraggioso altolà, l'anno scorso, alla fissa di Ishihara di rendere obbligatorio il canto dell'inno nazionale e l'alzabandiera nelle scuole: peccato che come sapete nè lui nè la sua famiglia possano votare, davvero un sacrilegio che meriterebbe la mobilitazione di Human Rights Watch) lo Scardigli si è assicurato l'esclusiva quinquennale per vestire l'intera Famiglia Imperiale, compresi gli acquisiti e i nascituri fino al 2012, anno in cui, secondo quanto avrebbe rivelato la principessa Masako al giornalista australiano Ben Hills, autore della biografia non autorizzata che ha fatto saltare su tutte le furie governo e funzionari della Casa Imperiale, ma pare sia stata particolarmente apprezzata dalla principessa stessa, l'intera famiglia imperiale avrebbe deciso di abdicare al trono e trasferirsi in Calabria. Lo Scardigli, che si era offerto di trovare una adeguata sistemazione in Maremma, accanto ai cugini etruschi, stavolta è stato anticipato da Elio Il Sung, titolare dell'elegante Locanda di Kojimachi, che dopo aver finalmente ottenuto il primo catering dal Palazzo Imperiale grazie alle intercessioni dell'Ambasciata, ha opzionato l'intera piana di Bivongi, in provincia di Reggio Calabria, dove pare siano stati rinvenuti di recente dei Vasi Apuli che proverebbero scambi tra le popolazioni silane e quelle della provincia di Gunma risalenti al periodo neolitico.