giovedì 8 luglio 2010

"Resistenza istituzionale": quando un sindaco cita il governo, per danni



L’accordo con gli Stati Uniti, che pare eterno e blindato, ha già prodotto effetti funesti per il partito democratico, costretto ad abbandonare le vecchie posizioni anti-basi e rischire di pagare un alto prezzo in termini elettorali. In occasione delle imminenti elezioni per il rinnovo parziale della Camera Alta, il prtito democratico, non riesce nemmeno a piazzare un candidato nei quattro collegi uninominali, e al proporzionale è costretto ad appoggiare – senza grande entusiasmo – il senatore uscente Shoukichi Kina, popolarissimo cantautore, coordinatore del partito locale, che ha “rotto” con il partito e sta percorrendo in questi giorni l’isola a bordo di un pullmino con la scritta: “Checchè si decida a Tokyo, qui la nuova base non si farà”. Quando il premier Kan, suo amico personale da anni, è andato a Okinawa, lo scorso 23 giugno, ha preferito non incontrarlo. E pensare che, quindici anni fa, era Kan a pregare Kina di seguirlo durante la campagna elettorale in tutto il Giappone, vista la sua popolarità e l’impatto delle sue canzoni di protesta.



Nel frattempo, la vicenda di Okinawa e della nuova, "costruenda" base di Henoko, si complica ulteriormente. Nonostante l'accordo tra i due governi, resta il fatto che l'ultima parola resta al governatore dell'isola (che gode di uno statuto autonomo) e, in fine dei conti, della popolazione, visto che anche Kan ha ribadito, nei giorni scorsi, che non intende ricorrere alla forza per smantellare i piccoli,, ma capillari e strategici, "presidi permanenti" che da anni hanno di fatto bloccato l'inizio dei lavori.


Anche sul piano istituzionale ci sono novità. Il popolare e l combattivo Yoichi Ina, sindaco di Ginowan, la città il cui centro è occupato (letteralmente) dalla gigantesca base militare di Futenma (caso unico al mondo: la pista di atterraggio sorge in pieno centro, e ha provocato il più alto tasso di sordità nel paese, nella popolazione), ha deciso di far causa al governo centrale. In attesa di annunciare la sua probabile candidatura a governatore, il sindaco ha confermato di voler citare il governo per i danni causati, nel corso degli anni, alla popolazione. “La base si è rivelata pericolosa e dannosa per la cittadinanza, e ciò, oltre a rilevanza politica, comporta una responsabilità civile e penale”.
Per una volta, ci sarebbe da copiare dai giapponesi.

lunedì 5 luglio 2010

THE COVE: per chi suona la campana?







In questo caso, per nessuno. E invece dovrebbe suonare un po' per tutti.

Ma voi, uomini d'oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue, voi che disponete del necessario con tale sovrabbondanza? (Plutarco)

Il casino scoppiato sabato 3 luglio a Tokyo (e un po' anche a Yokohama) dove due piccoli cinema d'essai sono finalmente riusciti a proiettare, nonostante gli schiamazzi della "destra a ore" precettata via web, THE COVE, il docufilm USA che ha vinto l'oscar e che racconta la mattanza dei delfini che ogni anno una piccola corporazione di pescatori arroganti e paraculi compie - in gran segreto (se ne sa oramai più all'estero che in Giappone!) e ottimi guadagni - in quel di Taiji (prefettura di Wakayama) offre numerosi spunti di riflessione. Tutti, ahimè, abbastanza tristi.

THE COVE
(potete vedere qui il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=OYKNCN1ESZM
questo è invece quello giapponese, molto "edulcorato"
http://www.youtube.com/watch?v=zwjq_vvTk1w&feature=related
fino al 18 luglio, a Tokyo, potete vedere il film presso il cinema IMAGE FORUM, a Shibuya, tel.03-5766-0114
tre spettacoli: ore 13, 15 e 17






IL FILM
Andiamo con ordine. Primo, il docufilm, costato 5 milioni di dollari sborsati dal "grande fratello", il boss di You Tube, non è un capolavoro cinematografico e non meritava certo l'Oscar. Altri giornalisti e cineoperatori (compreso il sottoscritto...) hanno documentato in passato, e forse con maggiore obiettività, la strage dei delfini (che per i giapponesi, detto per inciso, non sono amorevoli creature giocose e intelligenti quanto fastidiosi e voraci "maiali di mare", come indicano chiaramente i due caratteri 海豚 di IKURA, termine locale per "delfino") perpretrata a Taiji. Nulla di tanto più osceno dei riti tribali compiuti alle isole Faroe della democraticissima e ambientalista Danimarca (http://www.thepetitionsite.com/1/end-whale-dolphin-slaughter-in-the-faroe-islands) o nelle gettonatissime (un tempo) "mattanze" nostrane. Guardate questo video, e ditemi in cosa differisce con la strage di Taiji!. HA proprio ragione Masayuki Komatsu, ex capo negoziatore de governo giapponese per la caccia alle balene:
"sostenere che ammazzare i tonni è giusto perche sono stupidi, e i delfini no perchè sono intelligenti è inaccettabile: siamo al nazismo ittico"
http://laverabestia.org/play.php?vid=2175







Il successo del film THE COVE nasce da una colossale operazione di marketing (questo sì, un capolavoro), che ha visto opporsi, nel corso di vari anni, da un lato i professionisti di Hollywood, Sea Shepard e l'allenatore "pentito" di Flipper, Rick O'Barry, divenuto una sorta di "ecoterrorista", dall'altro un gruppo di "buzzurri" locali (ci si passi il termine) che invece di spiegare, trattare (come altre comunità hanno fatto, e con successo, per esempio nella vicina penisola di Izu) la riconversione della mattanza in "dolphin watching" e magari assumere un addetto stampa hanno fatto testardamente quadrato per difendere il loro lucroso business (perchè SOLO di questo si tratta, un delfino vivo vale 300 mila euro, mentre la carne finisce in cibo per gatti, altro che "tradizioni gastroulturali"!) e alla fine, vista la mala parata internazionale e locale hanno finito per diventare ostaggio della destra a gettone.




Ovvio che la battaglia fosse impari. Gli americani hanno giocato un po', poi si sono stufati e hanno usato la "bomba", per fortuna solo virtuale. Guardate il film, gli "ordigni" utilizzati per le riprese e le sofisticate tecniche di montaggio e capirete perchè, alla fine, i "poveri" pescatori di Taiji, più ignoranti e testardi che farabutti, alla fine fanno la fine dei massacratori del secolo. L'imbecillità della destra "a gettone", e di chi la gestisce, sta proprio qui: se il film venisse proiettato in tutte le sale del Giappone, probabilmente si avrebbero reazioni diverse, e positive. Da un lato, i giapponesi verrebbero a conoscenza di una "tradizione" (si fa per dire) che ignorano e contro la quale probabilmente si ribellerebbero (e con maggiori chances di sopprimerla, a nessuno piace ricevere "ordini" da qualsivoglia "gendarme" del mondo), dall'altro il film verrebbe (giustamente) criticato per la sua faziosità e per il commento (che i sottotitoli giapponesi in qualche modo attenua) decisamente ostile e, diciamolo pure, un po' razzista. Ma provate a vederlo, e giudicate voi stessi.


"PATRIOTI", A ORE: la destra in affitto




I protagonisti degli schiamazzi, difficile trovare un altro termine, meritano un discorso a parte. Si chiamano "uyoku", termine traducibile con "destrorsi". A Tokyo sono migliaia, sotto centinaia di sigle, e sono in vendita. Anzi, in affitto. Una sorta di destra interinale (e non escludo che ci potrebbe essere una versione di sinistra, se solo ci fosse un "mercato").
Gli "uyoku" prestano servizio a ore, e un tempo erano molto ricercati. Un famoso politico, li usava per "sfiancare" la concorrenza. Ne mandava un centinaio a far casino sotto casa del "nemico" e, questione di giorni o spesso ore, il poveraccio si dimetteva o dava di matto ed era costretto comunque a dimettersi. Ora che la politica è in crisi, e d il business pure (altro servizio "storico" prestato era quello di presentarsi alle assemblee dei soci e intimorire chiumque alzasse la mano per chiedere chiarimenti o verifiche) gli "uyoku" si sono messi sul mercato. Una conoscenza del mondo politico o della yakuza può essere utile per uno sconto o per evitare grane successive (ricatti etc) ma in linea di massima sigle, specializzazioni, nomi dei leader, indirizzi e perfino tariffe sono pubblici. Un mio amico canadese li ha usati, una volta, per far desistere il padre di una sua ex, che voleva perforza diventare suo suocero. E' bastato un camion di "patrioti" e un paio d'ore di inni e marcette a massimo volume (incredibile come la polizia permetta questo scempio ambientale) per far desistere il potenziale suocero. Le tariffe sono negoziabili, e a volte pare ci sia anche un "bonus", nel caso che lo schiamazzo (ma attenzione, a volte l'intimidazione assume carattere più serio) porti al risultato voluto.


oltre al servizio realizzato per SKY TG24, che potete vedere su questo link
http://www.frontierproductions.jp/sky/web_thecove_jpnpremiere.mov
fatevi un giro su you tube indigeno, partendo da qui:
http://www.youtube.com/watch?v=VHMdSt5HGJI&feature=related
e non perdendovi
http://www.youtube.com/watch?v=g608gxOf764&feature=related
dove un "patriota" si autoriprende mentre, previo inchino alla telecamera, effettua una serie di telefonate minatorie ai gestori dei cinema di Osaka, per "coinvincerli", tra sberleffi, insulti e minacce, a non proiettare il film "che offende i nostri pescatori"



SCHIAMAZZI A COMANDO






Chissà se ieri i patrioti a ore hanno ricevuto il bonus. Dubito. Darsi da fare si sono dati da fare, ma erano quattro gatti e scarsi mezzi, solo un toyotone con megafono e qualche vuvuzela artigianale. Insulti a gogo contro i gornalisti stranieri ("fascisti", "imperialisti" ci urlavano, in evidente confusione mentale) e un unico cazzotto ben mirato al povero Kunio Suzuki, un deputato che a furia di piroette non ci capisce più nulla e si ritrova sempre dalla parte sbagliata. Ex patriota noto per urlare nudo, in oieno d'inverno, ai russi il suo odio per il mancato rirtorno delle Curili Meridionali, è passato al movimento no global e ieri era davanti al cinema per difendere il diritto d'espressione. "Dobbiamo crescere, e giudicare". Uno scalmanato sdentato gli ha mollato un pugno, per la gioia delle telecamere che cominciavano a dileguarsi.


Il tutto è durato, come da contratto e da evidente accordo con la polizia, appena un’oretta. Una signora in guanti bianchi ha raccolto cartelli, striscioni e megafoni, distribuendo in cambio il “bento”, il pranzetto al sacco. In genere questi patrioti interinali ricevono in loco anche il cosiddetto “kotsudai” (rimborso spese di trasporto, eufemismo per “paghetta”), ma con tutta quella stampa straniera in giro evidentemente hanno preferito evitare.... Riceveranno un bonifico, magari sul cellulare. Saranno anche un po' beceri, ma pur sempre "on line", i patrioti in affitto.


BRUTTO GIORNO PER IL GIAPPONE (e i giapponesi)

Alla fine, a rimetterci sono i giapponesi. Che all’estero continuano ad essere (ingiustamente) accusati di essere dei barbari massacratori (e divoratori) di delfini, mentre in patria continuano ad essere trattati come adolescenti,e tenuti all'oscuro non solo della "mattanza" di Taiji, ma di tante altre questioni "sociali" (fuori casta, discriminazioni contro coreani e cittadini stranieri in generale, condizione di detenzione nei carceri, manicomi e orfanotrofi, etc etc). E dispiace che, in piena campagna elettorale, nè il governo nè il premier Naoto Kan abbiano ritenuto di dover intervenire sulla faccenda. Ne hanno parlato tutti i giornali, ma nessuna reazione da parte del governo. Forse Kan avrebbe dovuto intervenire e dire chiaramente che il Giappone è un paese democratico, che la libertà di espressione ed informazione è garantita dalla Costituzione e che i giapponesi sono abbastanza maturi per "sopportare" qualsiasi "provocazione". Anche quella di sentirsi accusati di barbarie. Del resto uccidere i delfini non è un "reato", non sono specie particolarmente protette e non si tratta di una tradizione gastroculturale (visto che oltre il 90% dei giapponesi l'ignora e non ha mai mangiato carne di delfino), ma puro business. Di cui, diciamocelo, siamo un po’ tutti responsabili, visto che quando portiamo i nostri figli nei delfinari, ad ammirarne le evoluzioni, alimentiamo, direttamente, il commercio di questi poveri mammiferi e, alla fine dei conti, il conto in banca dei pescatori di Taiji.

lunedì 28 giugno 2010

Il baciamano



Non capita tutti i giorni e non capita a tutti. Farsi baciare la mano dal Dalai Lama!!!!

A me è capitato e voglio condividere questa bellissima, curiosa e inaspettata esperienza con tutti voi.
Giorni fa ho presieduto una conferenza stampa del Dalai Lama, di nuovo da queste parti. Oltre 200 persone hanno ascoltato la sua breve introduzione e poi si sono lanciati in una lunga sessione di Q&A (domande e risposte).
Una riguardava la mancanza di "guida" da parte dei genitori e degli insegnanti. "una volta i ragazzi erano più seguiti, sia dai genitori che dagli insegnanti - ha detto il Dalai Lama - e ogni tanto ci scappava un affettuoso scappellotto..." Dopodichè solleva la mia mano (che tiene sempre stretta, quando sono seduto vicino a lui) e la percuote. Affettuosamente, ma decisamente. Io faccio un po' di manfrina e gli dico (sottovoce, ma il microfono qualcosa capta) "ma allora hanno ragione i cinesi, sei un violento....". E lui che fa? SI gira verso di me, contrito, mi riprende la mano, l'accarezza e comincia a baciarla! E conclude, con il suo solito, geniale sarcasmo: "Dove sono i giornalisti cinesi? Mi raccomando, non perdetevi questa scena....il diavolo che chiede scusa, ha ha ha"

E giù con la sua tipica risata, spiazzante quanto sincera.



Non è finita qui. Dopo il programma ufficiale, l'ho seguito in una visita al tempio di Zenkoji, uno dei più antichi e importanti del Giappone. Uno dei più "aperti", dove il settarismo è bandito e dove i monaci sono noti (e spesso criticati) per il loro stile di vita. Alquanto "liberale". Possono infatti mangiare di tutto, bere, avere relazioni sessuali. Durante il pranzo, in occasione del quale il Dalai Lama mi ha voluto ancora accanto a sè, i monaci locali gli hanno chiesto di tutto (spesso attraverso me, scambiandomi per un interprete....) da "le piace il pesce crudo?", a "ma lei fuma"? Tutte domande alle quali il Dalai Lama, per evitare rispostacce, ha ragito con risatine (e talvolta veri e propri ghigni). Ad un certo punto, da bravi giapponesi (è nel DNA nazionale, monaci compresi), i bonzi hanno chiesto se potevano fare delle foto. Tenete presente che in Giappone fotografare persone - ed in particolare i VIP - mentre mangiano è estremanente maleducato ed in genere nessuno lo fa. E infatti i bonzi aspettavano educatamente che il Dalai Lama posasse le bacchette.
Macchè. "Volete fotografare? Ma certo. Però aspettate, con il boccone in bocca è meglio, no? Così poi fate circolare queste foto e vi fate tante risate...". Poi si gira verso di me e mi coinvolge. "Ecco, fatecela assieme. Un tibetano e un italiano che usano le vostre bacchette per mangiare la pasta.....Ma quella italiana è più buona"




Alla fine, la mazzata. "Ma è vero - chiede retoricamente, e apparentemente preoccupato - che da voi si può fare rumore con la bocca, mangiando la pasta?". Gli indigeni colgono il messaggio e, uno dopo l'altro, fanno sparire le macchinette fotografiche sotto le tuniche. E, uno alla volta, cominciano a salutare. Guardandomi un po' di traverso, come sospettassero fossi stato io a suggerire la domanda.





Anche Sua Santità si ritira. Non senza lasciare il segno...."Beh, io sono stanco. Vi lascio in ostaggio mio fratello...lui è...dei vostri...ma mi raccomando...non fate le ore piccole".






Suo fratello? Già, Tentsin Choegyal, alias Ngari Rinpoche (nelle foto, oggi e all'età di 2 anni). Dieci anni meno del Dalai Lama, "pecora nera" della famiglia. Scappato dal tempio dove avrebbe dovuto risiedere dopo essere stato riconosciuto come reincarnazione di un importante lama, poi da ben due collegi (uno dei quali cattolico) in India, arruolatosi nell'esercito indiano (per pochi mesi) e poi ritiratosi a vita privata non senza creare qualche imbarazzo visto che beve, fuma e non disdegna il linguaggio colorito. Abbiamo fatto le 4 di notte. L'intervista, che ha toccato ogni possibile argomento, è iniziata alle 4 di pomeriggio, nel suo albergo, ed è finita alle 4 di mattina, in una bettola vicino alla stazione di Yokohama, dove eravamo finiti seguendo un gruppo di tifosi giapponesi, felici per la vittoria della loro squadra. Inutile dire che dell'intervista non ricordo, ahimè, granchè.
Se in qualche modo riesco a ricostruirla, ci scappa un bel servizio.

domenica 13 giugno 2010

Sconto cadavere



I giapponesi sono estremamente superstiziosi e temono, tra tutti, i fantasmi. Soprattutto quello delle persone uccise o dei morti suicidi. Al punto che per legge, nei contratti d’acquisto o di affitto di immobili, il proprietario deve indicare, pena nullità dell’atto e diritto al risarcimento, se nell’appartamento si è verificato, a rigor di memoria, un delitto di sangue o un suicidio. Ma la crisi aguzza l’ingegno e passa sopra a tutto, anche alla jattura. Tant’è che da un po’ di tempo non è difficile imbattersi, nelle bacheche delle agenzie immobiliari in scritte come quella nella foto: tokubetsu boshu, “offerte speciali”. I giapponesi amano girare intorno alle cose e ai concetti, e non sarebbe possibile immaginare un annuncio tipo “offerta speciale, monolocale con fantasma”. Ma di questo si tratta. Prezzi dimezzati, a patto di non andare troppo per il sottile.

Perfino la UR, l’agenzia governatiova per le case popolari, si è lanciata in questo nuovo business, dopo l’impressionante aumento delle morti solitarie, o kodokushi. Quello delle morti solitarie sta diventando, dopo i suicidi, una sorta di emergenza nazionale. Al punto da essere citato dal nuovo premier Naoto Kan, tra i problemi sociali più seri e preoccupanti della società giapponesi. Secondo le statistiche ufficiali a Tokyo l’anno scorso sono morti, in totale solitudine, 2200 persone. Ci vogliono, giorni, mesi, a volte anni per scoprirne i cadaveri. A volte, spiegano all’ufficio per gli affari sociali, si trovano solo le ossa. “Ci sono problemi perfino per ripulire l’appartamento – mi ha spiegato un funzionario – il pavimento, che è fatto di stuoie, resta impregnato e danneggiato dagli umori del cadavere. Ma nessuno vuole accollarsi le spese per la rimozione dei tatami e degli effetti personali. Del resto, chi vive solo, spesso muore solo”.

domenica 21 marzo 2010

ll "nostro" hanami è a rischio


Il tradizionale Hanami "di base" della comunità italiana al cimitero "gaijin" di Aoyama (presso la tomba del mitico Edoardo Chiossone, uno degli "esperti" invitati in Giappone durante l'epoca Meiji) è a rischio. Ma non disperiamo, forse è solo una "minaccia" che il popolo dell'hanami riuscirà in qualche modo ad aggirare...


Ieri sera sono passato in bicicletta per vedere la situazione dei ciliegi (ancora nulla, ma lo sappiamo, quando decidono di fiorire bisogna cogliere l'attimo) e ho visto appesi molti cartelli come questi.....




In pratica dice che da quest'anno sarà vietato occupare porzioni del cimitero, stendere coperte e teloni di plastica, e organizzare party: il cimitero è un luogo pubblico e le tombe debbono essere accessibili a coloro che vogliono visitare i loro cari estinti.


Mah! Certo che le autorità giapponesi (in questo caso l'amministrazione del cimitero, la polizia ed il comune) sono insuperabili nel bloccare la crescita di ogni manifestazione "spontanea" ed eventi non rigorosamente "regolati", che, poitenzialmente, potrebbero essere incontrollabili (basta vedere quello che è successo al party per l'inaugurazione della pizzeria AL TAGLIO, venerdì scorso.... con il solito poliziotto rompicoglioni, che DA SOLO, è riuscito a rovinare la serata a tutti: a proposito, AUGURI Antonio e mi raccomando andiamo tutti spesso a sbranarci, PER STRADA, un bel trancio di pizza).





E' la soliita compressione, divieto dopo divieto, del diritto di assembramento...e alla felicità (sia pur effimera...) Notato l'assenza di piazze? Notato le panchine "antisociali", con bracciolo divisorio anti-barbone, per impedire che un individuo ci possa stendere? E le obbrobriose - ma funzionali - "barriere architettoniche" imposte su parchi e giardini. Fatevi un giro al parco Miyanoshita, a Shibuya: negli anni '70 ci si radunava la sinistra "antagonista", ora, grazie a panchine di cemento e aiuole varie, è uno dei pochi rifugi metropolitani dei barboni. Tra i due, le autorità hanno scelto questi ultimi. Indovinate perchè.

Ma torniamo all'Hanami...
Hanno cominciato qualche anno fa, al cimitero, con il divieto di cucinare (regolarmente violato) e quest'anno provano a rimuovere l'intera tradizione. Speriamo non ci riescano e che il cimitero, come al solito, venga invaso dal festante popolo dell'hanami.





Penso che chi abbia partecipato in passato a questa festa ne condivida il grande valore: passato il primo momento di stupore e perplessità (ma come? mangiare e bere sulle tombe? ma è una profanazione!) dovuta ad una cultura profondamente diversa nella "gestione" dei morti (che si devono sempre piangere, chissà perchè, anzichè ricordarli con affetto e allegria, "coinvolgendoli" nei momenti felici) è un evento davvero bello e culturalmente avvincente.






Comunque sia, ho fatto una breve inchiesta e mi sembra di aver capito:

- che il divieto è frutto dell'inziativa dell'amministrazione del cimitero, stufa di dover ripulire le immondizie lasciate sul posto (e questo è vero: prima eravamo solo noi "gaijin" a comportarci male, ma ora anche gli indigeni non scherzano!)
- che la cosa ha provocato indignazione nel "popolo" hanami (in "rete" c'è un dibattito in corso, mi sembra che la tendenza sia quella di fregarsene e andarci lo stesso)
- che probabilmente le autorità, nel caso il cimitero sia comunque invaso, si limiteranno a controllare che vengano rispettate alcune regole basilari, e che non si accendano fornelli. Ma ci sono sempre i fuochi fatui....

Aggiornerò tutti con una mail: per ora stiamo pensando a sabato 27 o domenica 28...maa chissà, forse ancora non saranno sbocciati.

E se il cimitero si rivelasse davvero OFF LIMITS, abbiamo già adocchiato un bello spicchio di Yoyogi park, dietro il Tempio Meiji.
Dove l'anno scorso, dai ciliegi in fiore, pendevano "frutti" succulenti, quanto inquetanti



venerdì 12 marzo 2010

Operaio della Toyota si suicida nella Prius appena assemblata

Non aveva detto niente a nessuno. Nemmeno ai compagni di lavoro. Dopo tre anni di contratti "a tempo", aveva ricevuto la notizia del licenziamento. Lui ha fatto finta di nulla. Ha continuato a lavorare. Fino a stamane, quando ha finito di assemblare, nellal fabbrica "modello" di Fujimatsu, la sua ultima Prius. Poi, invece di andarsene a casa, è salito a bordo della vettura, ha sigillato le porte dal di dentro con del nastro adesivo e si è suicidato. Ha scelto il modo più semplice ed efficace, quello più in voga al momento in Giappone. Acido sufidrico. Basta ingerirne un po' sciolto in una bibita e si sviene all'istante. E non ci si risveglia più.
Al momento di scrivere, le 5 di pomeriggio, nessuna agenzia ha ancora battuto la notizia, eppure è avvenuta alle sei di mattina.Io l'ho avuta tramite un mio amico che fa il sindacalista alla Toyota, ma in un fabbrica diversa, quella di Tsutsumi. Per ora, ho trovato conferma solo in un trafiletto sull'edizione locale dello Yomiuri. Da cui deduco: la notizia è vera. E mi domando: ma perchè non rimbalza, come dovrebbe, sulla stampa nazionale e i media stranieri? Vedremo nelle prossime ore.
L'operaio suicidatosi era, guarda caso, un lavoratore precario. Al suo ultimo contratto. Dopo quasi tre anni di lavoro alla catena di montaggio, pare fosse al suo ultimo giorno di lavoro. Il fatto è successo nella fabbrica di Fujimatsu, dove si assemblano le Previa e le Prius, fiore all'occhiello della Toyota.

martedì 19 gennaio 2010

Scandalo Ozawa: per capirne di più


Minshuto come Jiminto? Giappone come Italia? La politica è oramai talmente sporca e corrotta che l'unica possibilità è affidarsi alla (pretesa) palingenesi giudiziaria? L'arresto di tre ex "fedelissimi" segretari di Ichiro Ozawa (uno dei quali divenuto nel frattempo parlamentare)può rappresentare un serio pericolo per l'attuale governo? Difronte agli scandali (un po' montati, sono convinto che presto si sgonfieranno) che stanno coinvolgendo il premier Hatoyama (per una porzione di eredità non dichiarata)e lo "shogun" Ichiro Ozawa, per una serie di finanziamenti privati "borderline" tanto discutibili quanto diffusi nel mondo politico indigeno, vale la pena forse fare un po' di chiarezza. Soprattutto per tutti coloro che, non conoscendo la lingua giapponese (ma non è che i quotidiani locali eccellino, quando a completezza e neutralità: siamo oramai ai livelli della tanto vituperata stampa italiana) sono costretti a cibarsi delle ridicole edizioni inglesi dello Yomiuri, Mainichi e Asahi. Davvero inesistenti e fuorvianti. Suggerisco un giro su internet: perfino la stampa cinese (sic!) in lingua inglese offre una copertura più completa (e comprensibile) sui fatti di questi giorni.
Prendete questo giornale di Brunei, ad esempio. Non sembra estremamente più chiaro ed esaustivo di quanto avete letto sulla stampa inglese in Giappone?Leggere per credere:

http://news.brunei.fm/2010/01/17/ozawas-aid-okubo-arrested-as-fund-scandal-spreads/



Ma torniamo a Ozawa e ai suoi guai giudiziari. Sabato scorso, in occasione del Congresso del Partito Democratico (curioso: in Italia i congressi dei partiti sono coperti dalle dirette TV, specie se si tratta dei grandi partiti, qui non se ne è accorto nessuno. Quanto di voi lo sapevano? Quanti di voi ne hanno letto sui giornali?) Ozawa ha chiesto (e ottenuto, anche se non era previsto) la parola. E' andato sul palco e ha svolto un breve ma molto bene articolato discorso. Stanno facendo il vuoto attorno a me - ha detto, riassumendo un po' il suo pensiero, Ozawa - ma in realtà stanno cercando di colpire il nostro governo. Il governo scelto dai cittadini. Ma non la spunteranno. A suo tempo ho lasciato la presidenza, ma ora non mi dimetto da segretario. Abbiamo promesso di cambiare il paese. Lo faremo. Cambieremo anche questo sistema perverso che consente ai magistrati di interferire, alterare e infine sovvertire, le scelte dell'elettorato. A tratti coraggioso, a tratti minaccioso. Sembrava la sintesi tra Moro, Craxi e l'attuale Cavaliere: non ci faremo processare, quel che facciamo lo fanno tutti,spezzeremo le reni ai giudici. Sembra, ma non è così. Ozawa non è Moro, non è Craxi (semmai, assomiglia ad Andreotti, quanto ad astuzia e capacità di galleggiamento) e soprattutto non è Berlusconi. Ozawa, che è in politica fin dalla più tenera età, faceva da portaborse al mitico Kakuei Tanaka, negli anni '70) critica la magistratura giapponese a proposito, Berlusconi a sproposito. La magistratura giapponese NON E' INDIPENDENTE, quella italiana sì. Ovviamente molti voi la penseranno diversamente, ma io mi riferisco all'aspetto formale: in Italia la Costituzione ha previsto, e sinora nessuno si sogna di abolirlo, il Consiglio Superiore della Magistratura, organo supremo di "autocontrollo". In Giappone no. Per cui la magistratura "dipende", in tutto e per tutto, dal governo ed in particolare dal Ministero della Giustizia. Nomine, trasferimenti, provvedimenti disciplinari: tutto fa capo al ministero. Aggiungete il fatto che in questo paese non esiste l'immunità parlamentare (o meglio: i parlamentari sono "immuni" solo quando il Parlamento è in sessione. Quando il Parlamento è "chiuso", i parlamentari sono arrestabili. E infatti il povero Tomohiro Ishikawa, l'ex portaborse di Ozawa la cui fedeltà era stata premiata con una candidatura blindata, il cui mandato d'arresto era stato firmato il 12 dicembre, è stato arrestato il 7 gennaio, quando il Parlamento era ancora in ferie...)e capirete come sia facile "interferire", e forse "sovvertire", sullo scenario politico.
A questo punto però direte: benissimo, ma al governo ora c'è il Partito Democratico...se è vero quello che dici, come mai i procuratori stanno prendendo di mira proprio gli esponenti più in vista del partito al governo? Allora la magistratura giapponese di fatto non solo è "indipendente" , ma anche coraggiosa...
Ineccepibile osservazione. Ma il punto è che il PD giapponese (a differenza di quello italiano, nato con altre premesse) rappresenta davvero una novità. In tutti i sensi. Innanzitutto, è la prima volta che va al governo. E un po' per scelta, un po' per inesperienza, un po' per questione di "tempi tecnici", non ha ancora potuto - forse voluto - esercitare appieno l'annunciato "spoil system". O meglio, ha preferito cominciare da altri settori, considerati prioritari: l'economia, la politica estera, la sanità e gli affari sociali. Nel settore giustizia Hatoyama - e questa è una prova che non teme più di tanto la magistratura - si è limitato a nominare un ministro integerrimo e di alto profilo, l'avvocato e paladina dei diritti umani Keiko Chiba. La quale a tutto pensa - compresa la via migliore per abolire la pena di morte, cominciando, intanto, dall'applicare la moratoria di fatto alle esecuzioni - fuorchè ad "addomesticare" la magistratura. La quale è ancora rappresentata, soprattutto per quanto riguarda i procuratori generali, da uomini del passato "regime". E' dunque assolutamente logico e "politicamente" comprensibile che questi procuratori, nominati e favoriti in passato, preoccupati (forse senza motivo) per il loro futuro, siano oggi "sensibili" alle pressioni dei vecchi leader politici del partito liberademocratico, che vedono nella "via giudiziaria" una delle poche, forse l'unica, chance di sovvertire la scelta dell'elettorato e tornare al governo. Tutto questo va fatto, se va fatto (ma non si farà) in fretta: entro i prossimi sei mesi. A luglio infatti si vota per metà del Senato, e se Ichiro Ozawa manterrà la promessa di vincere anche queste elezioni il controllo del Parlamento del Minshuto diverrà assoluto. Non solo non ci sarà più bisogno dei due piccoli partiti che assieme al Partito Democratico formano il cosiddetto "Ulivo a mandorla" (Partito Socialdemocratico e Nuovo Partito del Popolo), ma è molto probabile che a quel punto la "Balena Gialla", il Jiminto, finisca per spaccarsi/sciogliersi, dando vita ad una nuova (e benvenuta) formazione.



A mio avviso, Ozawa la spunterà ancora una volta. Certo, è difficile solidarizzare con il personaggio. Eroi e vittime normalmente debbono essere belli, simpatici, giovani e possibilmente biondi.Ispirare fiducia, odorare di onestà, se non santità. Ozawa è esattamente il contrario di tutto ciò: smaneggione, arrogante, saccente, voltagabbana. Secondo un recente sondaggio su una rivista giapponese, di gran lunga il più "antipatico" personaggio politico. A differenza del "furbetto" Horie-mon, il giovane tycoon osannato (e poi abbandonato) dall'ex premier Koizumi che dopo aver tentato di scalare l'establishment finanziario dell'Impero è stato arrestato, gettato in isolamento per sei mesi e poi condannato a sei mesi di prigione in un processo farsa che in Italia non avrebbe superato la fase istruttoria nemmeno ai tempi di Di Pietro, non è nè giovane, nè "cool". Ma la giustizia , qui come ovunque, dovrebbe prescindere dall'abito, dall'aspetto e dall'"odore". Se uno non è un santo, non è detto che sia un delinquente. E se un "reato" viene commesso - e reiterato - da più persone (come nel caso in questione, che riguarda il finanziamento "privato" dei partiti e dei singoli politici) la giustizia deve perseguirli tutti. Oppure fare come fa il nostro Presidente del Consiglio: depenna il reato (vedi il falso in bilancio). Finchè la barca va.
Per ulteriore, utile approfondimento (in giapponese...)

http://opinion.infoseek.co.jp/article/721